F.A.Q.

PREMESSA:

Le nostre risposte ai singoli quesiti:

  1. sono basate  sull’analisi  delle norme che regolano la materia, dell’attuale organizzazione italiana e dei dati relativi alle unità di SCO donate, raccolte, conservate e utilizzate per trapianti solidali e dedicati, nel nostro Paese, nonché delle unità esportate in banche private ed estere per uso autologo.
  2. hanno  tenuto conto dei documenti ufficiali che le maggiori Società scientifiche internazionali e nazionali hanno più volte pubblicato sull’argomento;
  3. sono  state oggetto di consulenza tecnico-scientifica  da parte di numerosi esperti italiani del settore.

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Le nostre F.A.Q sono aggiornate in base alle domande più frequenti poste dalle future mamme durante l’anamnesi pre donazione.

 

La donazione del sangue cordonale può causare danni al bambino?

In caso di consenso della mamma alla donazione solidale, la raccolta avviene clampando (recidendo) il cordone dopo 60 secondi dalla nascita. Mentre il neonato viene accudito, l’ostetrica, nell’attesa del secondamento, preleva con apposito ago il sangue rimasto all’interno del cordone e della placenta. Tale procedura avviene secondo le modalità e tempistiche definite in accordo con la Società Italiana di Neonatologia. Il clampaggio dopo 60 secondi è definito “clampaggio tardivo”.

In caso di taglio cesareo è possibile effettuare la donazione del sangue cordonale?

Si, la raccolta è possibile e la procedura è identica al parto spontaneo, sia per il parto cesareo sia per quello indotto farmacologicamente.

E’ necessario fare un prelievo di sangue per l’idoneità alla donazione?

L’idoneità viene decisa con un colloquio con l’ostetrica che verte su domande relative allo stato di salute dei genitori del nascituro e dei loro familiari e con la presa visione degli esami già eseguiti durante la gravidanza.

Il prelievo di sangue viene eseguito solamente se la donazione risulta idonea al bancaggio e in tal caso avverrà nei giorni seguenti il parto prima della dimissione.

Se il tampone vagino – rettale risulta positivo allo streptococco, viene effettuata la raccolta del sangue cordonale?

Si è possibile la raccolta del sangue cordonale perché il sangue cordonale prelevato è sottoposto a controllo batteriologico in sede di verifica di idoneità della sacca.

La donazione del sangue cordonale è possibile se il padre del bambino è affetto da sclerosi multipla?

Non è possibile in quanto si tratta di una malattia autoimmune.

Se il parto avviene alla 36° settimana, è possibile eseguire la raccolta?

No, non è possibile: la donazione viene eseguita solo se il neonato ha un’età gestazionale superiore o uguale a 37 settimane compiute. (Società Italiana di Neonatologia)

In caso di diabete è possibile donare?

Si, la donazione è possibile anche in caso di neomamme trattate con terapia insulinica. L’importante che il diabete sia ben compensato.

 

 

Perché non può essere utilizzata l’unità raccolta alla nascita di un bambino sano e conservata in una banca privata per un futuro uso autologo, qualora il bambino/donatore si ammalasse di leucemia o di un’altra malattia del sangue, come nel caso riferito nel servizio?

Per nessuna forma di leucemia  è indicato il trapianto autologo di cellule staminali cordonali perché favorisce la ricaduta della malattia in quanto può contenere cellule leucemiche o pre-leucemiche con le stesse anomalie genetiche responsabili della leucemia. Inoltre, le cellule staminali autologhe cordonali non danno luogo alla reazione GVL (Graft Versus Leukemia) che contribuisce ad eliminare in modo completo le cellule leucemiche nel paziente dopo la chemioterapia,responsabili delle recidive.

Molte banche private indicano in 16.000 i trapianti autologhi di cellule staminali effettuati finora nel mondo, citando fonti scientifiche (EBMT, dati 2009) e che per questo è utile la conservazione autologa del sangue del cordone ombelicale presso le banche  private.

I trapianti autologhi eseguiti in Europa nel 2009 erano 16.591 dei quali: 16447 erano trapianti effettuati con il prelievo di cellule staminali del sangue periferico dello stesso paziente, 142 con le cellule staminali prelevate dal midollo osseo dello stesso paziente  solo 2 erano i trapianti autologhi da sangue cordonale. Uno dei due casi si trattava di un trapianto autologo di sangue cordonale eseguito, poco dopo la nascita,  in un bambino affetto da neuroblastoma. Nel secondo caso si trattava invece di una terapia genica in un bambino con una malattia congenita.

In Italia  la cura di  patologie (ben 80)  che si riscontrano nel bambino (o in un suo familiare) prima della nascita è già assicurata Servizio Sanitario Nazionale nel  programma della “ donazione dedicata” del sangue cordonale  che prevede  la raccolta, la conservazione dell’unità di SCO, senza alcun onere a carico dei genitori perché rientra nei Livelli Essenziali di Assistenza. La raccolta “dedicata” viene fatta presso tutti i punti nascita accreditati e successivamente inviata presso una banca pubblica italiana dove  rimane accantonata e dedicata appunto per lo stesso paziente.  In tutto il territorio nazionale è possibile effettuare questa raccolta. Sono circa 130,  solo in Italia,  le unità  che sono state successivamente utilizzate per il trapianto nel paziente al quale erano state “ dedicate”.

Per questi motivi, in Italia è vietata l’istituzione di banche private per la conservazione di sangue da cordone ombelicale presso strutture sanitarie private, anche accreditate, ed ogni forma di pubblicità ad esse connessa.

Perché solo una minima parte delle donazioni solidali viene conservata nelle banche pubbliche, mentre per le banche private il bancaggio è molto maggiore?

La donazione è idonea alla conservazione presso la rete delle banche pubbliche italiane,  che opera secondo standard scientifici mondiali,  solo se contiene oltre un miliardo e mezzo di cellule, per garantire il buon esito del trapianto. Solo il 15% delle donazioni raggiunge questa soglia e in tal caso vengono tipizzate, inseriti i dati genetici nel Registro Italiano IBMDR e messe a disposizione di tutti i centri di trapianto italiani e internazionali. Le restanti unità non vengono buttate ma utilizzate nella ricerca e nei controlli di qualità.

Per quanto alle unità conservate ad uso autologo nelle banche private si può presumere che solo una parte possano avere la cellularità necessaria per un trapianto ma dovrebbero garantire anche i requisiti di qualità richiesti dagli ematologi e trapiantologi che sono i professionisti responsabili della cura dei pazienti.

Perché non è possibile donare il Sangue del cordone ombelicale  in tutte le Unità di Ostetricia degli  ospedali italiani?

La donazione solidale del Sangue del cordone ombelicale (SCO) ha lo scopo di mettere a disposizione dei malati che ne hanno bisogno le cellule staminali emopoietiche (CSE) che il SCO contiene per curarli col trapianto allogenico. Pertanto, la donazione del SCO deve innanzi tutto rispondere a rigorosi requisiti di sicurezza e di idoneità, oltreché di tracciabilità e di gratuità, che molti Punti Nascita non possono garantire. In Italia ci sono più di 1.200 Unità di Ostetricia, o punti nascita, e poco più di 300 di questi sono in possesso dei requisiti strutturali organizzativi e di personale richiesti  dalle leggi per poter eseguire i prelievi di SCO a scopo di trapianto e sono perciò accreditati presso le rispettive Banche pubbliche di afferenza. Pertanto, una buona percentuale dei 520.000 parti che ogni anno avvengono approssimativamente in Italia si verifica in punti nascita non accreditati e non possono essere oggetto di donazione e di prelievo per uso di trapianto.

Quali sono i requisiti richiesti ai punti nascita per essere accreditati per le donazioni e i prelievi di SCO a scopo di trapianto?
Le norme in vigore in Italia prevedono che le donazioni e i prelievi di SCO a scopo di trapianto diano garanzia di:

sicurezza, tali da mettere al riparo sia  la madre e il bambino da rischi potenziali legati alle procedure messe in atto per la raccolta del SCO, sia  il malato candidato al trapianto dal rischio di trasmissione con il SCO di agenti infettivi e/o di patologie genetiche o neoplastiche;

idoneità del SCO che si vuole donare rispetto allo scopo per il quale dovrà essere successivamente impiegato, cioè il trapianto allogenico (vedi anche quesito n°5);

tracciabilità e gratuità della donazione (ma anche della raccolta e delle conservazione fino al rilascio per il trapianto) dell’unità di SCO, che escludono errori di attribuzione, eventuali derive mercantili e possibili abusi e illegalità di vario tipo.

A tal fine, le donazioni e i prelievi del SCO devono avere luogo in punti nascita in possesso di precisi requisiti di idoneità: Questi comprendono:

  • spazi e strumenti adeguati per la raccolta e la conservazione temporanea delle unità di SCO e dei campioni biologici materni e neonatali richiesti, e per la gestione corretta della documentazione relativa;
  • esperienza documentata di almeno 500 parti all’anno;
  • personale sanitario qualificato e idoneo al prelievo del SCO e a tutte le procedure ad esso finalizzate;
  • organizzazione efficiente delle attività e dei collegamenti con le Banche di riferimento.

Per l’idoneità del personale sanitario addetto al prelievo del SCO (Ostetriche) è richiesta una formazione specifica minima che prevede:

  • la frequenza di almeno un corso di formazione specialistico ufficialmente riconosciuto;
  • l’esecuzione documentata di almeno 5 procedure complete di prelievo di SCO presso una struttura accreditata;
  • l’idoneità dovrà essere periodicamente verificata e confermata da esperti appositamente nominati dalle Regioni.
Perché non è sempre possibile donare il SCO nei punti nascita accreditati ?
Una quota non ben conosciuta, ma sicuramente rilevante, di tutti i parti, anche di quelli che avvengono nei punti nascita accreditati presso una Banca pubblica, non può essere oggetto di donazione e di raccolta per trapianto allogenico a causa di:
  • mancanza di richiesta  della donazione solidale  del SCO;
  • non idoneità alla donazione dei genitori e/o del neonato, con riscontro di uno o più criteri di esclusione (v. tabella 1A,B e C);
  • problemi organizzativi e/o logistici, dovuti spesso a carenza di personale.L’idoneità dei soggetti donanti è accertata mediante accurata valutazione:
  • dello stato di salute dei genitori e dei loro familiari;
  • dello stato di salute del feto, durante la gravidanza, e del neonato alla nascita.

Prima di accettare una donazione e di procedere al prelievo del SCO devono essere verificati e   rispettati precisi criteri di esclusione riportati nella tabella 1A, B e C. Il riscontro di uno solo dei criteri di esclusione determina il rifiuto della raccolta del SCO per scopo di trapianto.
Queste sono le ragioni per le quali la donazione solidale del SCO per scopo di trapianto è possibile solo in una piccola percentuale di casi ben selezionati (5-10% di tutti i parti), se si rispettano rigorosamente i requisiti richiesti dalle norme in vigore (che sono quelle dettate dalla scienza e dalla buona pratica medica) e si vuol dare il massimo di sicurezza ai soggetti donanti e ai malati che con tali donazioni saranno sottoposti a trapianto.
Citiamo l’esempio di un Centro Ospedaliero sede di Banca di SCO dove nel 2009 sono avvenuti 2814 parti. Le richieste di donazione del SCO sono state 312; le unità raccolte dopo valutazione dei criteri di esclusione 178; e quelle idonee conservate dopo la caratterizzazione 27 (v. tab.2).
Purtroppo operano in Italia diverse  Banche private estere che, a fini di lucro, sfruttano il particolare momento psicologico delle donne in attesa di un bambino e, promettendo loro una sorta di assicurazione biologica per il figlio,  raccolgono e conservano per improbabili futuri usi autologhi, unità di SCO potenzialmente pericolose (oltreché inutili) in quanto prive delle garanzie di qualità e sicurezza  che la legge italiana impone per le unità donate, raccolte e conservate nei servizi pubblici accreditati.

Premesso che le donne devono poter partorire liberamente in punti nascita di loro scelta, generalmente vicini al proprio domicilio, non sarebbe giusto che tutti i punti nascita in Italia siano accreditati per il prelievo di SCO, in modo che tutte le madri possano donare il SCO dei figli ?

Una tale organizzazione sarebbe non solo sproporzionata e poco efficace rispetto agli obiettivi medici che il programma nazionale del SCO si propone, ma anche molto costosa e economicamente insostenibile. Deve essere chiaramente sottolineato che la donazione, la raccolta e la conservazione del SCO non sono finalizzate a soddisfare il desiderio, sia pure nobile, delle madri di donare per contribuire così al bene comune, ma a rispondere ai bisogni dei malati in attesa di trapianto.
Ora, un malato candidato al trapianto allogenico di cellule staminali emopoietiche ha bisogno di trovare una unità di SCO sicura, idonea e geneticamente compatibile. Non serve che abbia la disponibilità di molte unità tutte sicure, idonee e ugualmente compatibili. Infatti una è  sufficiente per il trapianto  in pazienti pediatrici, mentre nel caso di pazienti adulti viene utilizzata una doppia unità.
Il problema è dunque quello di disporre nelle Banche pubbliche di almeno un’unità di SCO sicura, idonea e compatibile per ogni malato che ne ha bisogno. E’ stato calcolato che in Italia è necessario avere nelle Banche pubbliche una disponibilità di circa 90.000 unità di sangue del cordone ombelicale pronte all’uso  per coprire praticamente tutte le richieste dei  malati.
La rete di 19 Banche pubbliche e 305 punti nascita accreditati è perfettamente in grado di raggiungere rapidamente l’obiettivo di 90.000 unita di SCO sicure, idonee e disponibili subito per le richieste di trapianto. A condizione che tutti i punti nascita accreditati e le Banche di SCO possano disporre del personale necessario per lavorare 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno. Ovviamente se ai punti nascita attualmente accreditati potessero aggiungersi altri (specialmente alcune grandi divisioni di ostetricia) l’obiettivo programmato potrà essere raggiunto più rapidamente.
Alla fine del 2009 erano disponibili nelle Banche più di 28.000 unità di SCO per uso solidale e se ne prelevano più di 16.000 all’anno. Questi numeri potrebbero aumentare del 30-35% nelle condizioni ottimali di lavoro. Il Ministero della Salute ha assegnato alle Regioni, già da qualche anno, un importante contributo annuo proprio per potenziare le attività di raccolta e di conservazione del SCO nelle strutture pubbliche accreditate.
Se si volesse che tutti i punti nascita italiani potessero raccogliere le donazioni di SCO e consegnarle alle Banche pubbliche per trapianto, bisognerebbe dotare anche i 900 punti nascita attualmente non accreditati dei requisiti minimi di strutture, personale qualificato, esperienza ed organizzazione indispensabili per garantire l’idoneità e la sicurezza delle donazioni e delle unità di SCO raccolte, sia per i soggetti donanti che per i riceventi. Sarebbe inoltre necessario collegare ogni punto nascita con una Banca pubblica a cui afferire, realizzando una rete di trasporti delle unità di SCO e degli altri campioni biologici richiesti conforme a legge, efficiente e molto più estesa di quella attuale. Ovviamente anche le Banche pubbliche dovrebbero essere potenziate in funzione dell’aumento del carico di lavoro. Tutto ciò comporterebbe per le Regioni e per lo Stato un fortissimo aumento delle spese sanitarie destinate alla raccolta e conservazione del SCO.
Aumento improponibile e non giustificato né dal numero di unità di SCO rilasciate ogni anno per i trapianti (103 nel 2007, 141 nel 2008, 116 nel 2009), né dai risultati pratici che si potrebbero ottenere in termini di incremento delle unità di SCO prelevate e bancate.
Infatti, in base ai dati finora noti, il numero totale di unità di SCO che potrebbe essere raccolto nei 900 punti nascita non accreditati sarebbe, nell’ipotesi più ottimistica, di 15.000-20.000 all’anno, e di queste solo 3.750-5.000 potrebbero essere bancate a scopo di trapianto. Ben poco rispetto allo sforzo finanziario richiesto.

Perché le banche pubbliche escludono dalla conservazione per trapianto la grande maggioranza delle donazioni di SCO che vengono raccolte nei punti nascita accreditati, mentre le banche private estere le conservano quasi tutte ?

Le unità di SCO vengono prelevate e inviate alle banche pubbliche per la conservazione in vista di una possibile utilizzazione per trapianto allogenico. I requisiti di sicurezza e di idoneità dei punti nascita e dei soggetti donanti e i criteri di esclusione di cui ai quesiti n.2 e 3, non sono sufficienti per stabilire la validità definitiva di un’unità di SCO. Prima di procedere alla conservazione di una nuova unità di SCO  in una banca pubblica e alla sua inclusione nell’elenco delle unità disponibili per trapianto, è necessario verificarne ulteriormente la sicurezza per i pazienti candidati al trapianto e l’idoneità in funzione degli obiettivi del trapianto.
Per la sicurezza, deve essere accertata la sterilità dell’unità di SCO nei confronti di batteri e funghi microscopici. In caso di inquinamento si eseguono degli antibiogrammi e se l’inquinamento non è “curabile”, l’unità viene eliminata. Inoltre su un campione di siero materno si verifica la presenza eventuale di infezione da virus HIV1 e 2, HBV, HCV,  CMV e i test per la LUE  Questi test vengono infine ripetuti su un nuovo campione di sangue materno prelevato dopo 6 mesi dal parto e viene controllato  lo stato di salute del bambino.
In caso di positività per uno o più di questi virus, l’unità di SCO  viene scartata.
Per l’idoneità ai fini del trapianto vengono escluse tutte le unità di SCO con un volume <40 ml e/o con numero di cellule nucleate<8×108. Oltre a questi accertamenti, in base ai quali l’unità di SCO viene ammessa alla conservazione o esclusa, una serie di analisi di laboratorio (v.tabella 2) ne permetterà la caratterizzazione necessaria al suo rilascio per trapianto. In media, su tutte le unità di SCO che vengono donate e prelevate nei punti nascita accreditati, solo il 25-28% circa viene ammesso alla conservazione nelle banche pubbliche in quanto garantisce sicurezza e idoneità ai fini del trapianto, come dimostra la tabella 3 sulle unità di SCO raccolte e bancate in Italia nel 2009. Questa proporzione è sovrapponibile a quella che si riscontra nelle banche pubbliche in tutti i Paesi occidentali.
Le banche private estere, che raccolgono in Italia molte unità di SCO per un ipotetico uso autologo (anche in punti nascita privi dei requisiti di legge per i prelievi di SCO a scopo di trapianto), conservano la grande  maggioranza delle unità raccolte perché:

  • guadagnano su ogni unità;
  • non devono garantire a nessuno la sicurezza e l’idoneità di tali unità;
  • non sono sottoposte a nessun controllo serio di affidabilità e di correttezza delle procedure che seguono per le unità di SCO, dal prelievo allo stoccaggio
E’ possibile presso le banche pubbliche italiane  la raccolta e la conservazione del SCO per uso autologo o per uso dedicato a un familiare del neonato?

Si, è possibile: l’ordinanza ministeriale del 26.02.2009 e il decreto ministeriale del 18.11.2009 stabiliscono che la conservazione del SCO per uso autologo, cioè dedicato allo stesso neonato, è consentita presso le Banche pubbliche italiane quando il neonato è affetto da una patologia in atto al momento della nascita, o evidenziata in epoca prenatale, per la quale risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato il trapianto di CSE da SCO, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria.
Le stesse norme consentono la conservazione del SCO per uso dedicato a un familiare del neonato con patologia in atto al momento della raccolta o pregressa, e nel caso di famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie genetiche per le quali risulti scientificamente fondato e clinicamente appropriato l’uso di CSE da SCO, previa presentazione di motivata documentazione clinico-sanitaria rilasciata da un medico specialista nel relativo ambito clinico. I casi in cui, è obiettivamente giustificata la raccolta e la conservazione del SCO per uso autologo o dedicato sono rari. Infatti, a fine 2009, c’erano nelle Banche pubbliche italiane 28.464 unità di SCO per uso solidale, 113 per uso autologo e 1949 per uso dedicato a familiari del neonato.
La raccolta e conservazione del SCO per uso autologo-dedicato rientrano nei LEA (livelli essenziali di assistenza) del Sistema Sanitario Nazionale e quindi  senza alcun onere economico  per i genitori.
L’elenco dettagliato delle patologie in cui è indicato il trapianto di cellule staminali emopoietiche è allegato al D.M. 18.11.2009 e viene periodicamente aggiornato in relazione al progresso tecnico-scientifico.
Quindi per le ragioni spiegate la raccolta e la conservazione del SCO da neonati sani per un eventuale futuro impiego autologo non è consentita in Italia in quanto scientificamente infondata e praticamente inutile.
E’ invece consentita l’esportazione e la conservazione all’estero di unità di SCO da qualunque neonato, dietro richiesta dei diretti interessati alla Direzione Sanitaria sede del parto. In questo caso, le spese di raccolta, trasporto e conservazione delle unità di SCO nelle Banche estere sono a carico delle coppie richiedenti.

Tabella 1. Criteri di esclusione della donazione di SCO per trapianto
  1. Esclusione per cause familiari nella fase di arruolamento
    • Presenza in uno o in entrambi i genitori del nascituro di malattie infettive trasmissibili;
    • Presenza in uno o in entrambi i genitori del nascituro di malattie genetiche ereditarie;
    • Presenza in una o in entrambe le famiglie dei genitori di malattie genetiche ereditarie;
    • Comportamenti della madre e/o del padre a rischio per la diffusione di patologie infettive col sangue;
    • Positività sierologica per agenti infettivi nel padre e/o nella madre;
    • Storia familiare del padre e/o della madre non conosciuta.
  2. Esclusione per cause ostetriche materne
    • Gravidanza inferiore a 36 settimane;
    • Rottura delle membrane da più di 12 ore;
    • Temperatura corporea della madre oltre 38°C prima, durante e dopo il parto;
    • Parto discocico;
    • Gestosi gravidica
    • Metrorragia;
    • Ipotensione e shock;
    • Distacco di placenta;
    • Taglio cesareo in urgenza.
  3. Esclusione per cause fetali e neonatali
    • Evidenza di anomalie strutturali del feto;
    • Distress fetale;
    • Apgar <5 al primo minuto e <7 al quinto minuto;
    • Sofferenza fetale acuta e/o cronica;
    • Liquido amniotico francamente tinto di meconio;
    • Peso alla nascita < 2.600 gr;
    • Malformazione congenita del neonato;
    • Prematurità o SGA (small for gestional age);
    • Infezioni materno fetali;
    • Malattia genetica ereditaria;
    • Anemia congenita da causa genetica;
    • Immunodeficienza.
Tabella 2. Caratterizzazione dell’unità di SCO
  • Determinazione del volume (vol.minimo richiesto >40 ml);
  • Conta del numero totale di cellule nucleate (N. minimo richiesto >8×108);
  • Conta del numero totale di cellule staminali emopoietiche (CD34+) mediante citofluorimetria a flusso (N. medio normale =1-5×106);
  • Valutazione del numero di cellule capaci di formare colonie mieloidi e eritroidi e del potenziale clonogenico in vitro;
  • Determinazione dei gruppi AB0 e Rh;
  • Determinazione dei genotipi HLA-A, B, DRB1;
  • Controllo di sterilità per funghi, batteri e altri agenti infettivi e, in caso di positività, esecuzione di antibiogrammi.
Tabella 3. Unità di SCO raccolte e bancate per uso solidale nel 2009 nelle Banche pubbliche italiane raggruppate per area geografica.
Unità di SCO raccolte e bancate per uso solidale nel 2009 nelle Banche pubbliche italiane raggruppate per area geografica.
 
Il clampaggio del cordone: quando va eseguito?Essendo pervenute numerose richieste di informazioni sulla questione del clampaggio del cordone ombelicale, presentiamo la posizione ufficiale della Società Italiana di Neonatologia che risponde in modo esauriente sul tema.
Le ostetriche che effettuano la raccolta del sangue cordonale quando la mamma sceglie di donare ad una banca pubblica,  si attengono a queste disposizioni a tutela della salute di mamma e bambino.position_SIN – clampaggio

La donazione/raccolta “dedicata”: che cos’è?
Il sangue del cordone ombelicale può essere una preziosa risorsa anche all’interno della propria famiglia. Le banche del sangue cordonale conservano centinaia di raccolte “dedicate” che sono tenute a disposizione dei trapiantologi fino al momento del trapianto del paziente per il quale è stato accantonato. Per la  raccolta e la conservazione non bisogna pagare alcun ticket.
Il sangue cordonale può essere:

– dedicato al neonato con patologia in atto al momento della nascita o evidenziata in epoca prenatale, o per uso dedicato a consanguineo con patologia in atto al momento della raccolta o pregressa, che risulti curabile con il trapianto di CSE;

– dedicato a famiglie a rischio di avere figli affetti da malattie geneticamente determinate per le quali sussistano comprovate evidenze scientifiche di impiego di cellule staminali del SCO;

– ad uso autologo‐dedicato nell’ambito di sperimentazioni cliniche, approvate secondo la normativa vigente, finalizzate a raccogliere le evidenze scientifiche di un possibile impiego del sangue cordonale nel caso di particolari patologie.

Per approfondimenti:
VAI ALLA PAGINA DONAZIONE DEDICATA POTRAI TROVARE ELENCO PATOLOGIE PER RACCOLTA DEDICATA

 

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