Conservazione autologa

Febbraio 2014

CELLULE STAMINALI CORDONALI: IL PARERE DELLE SOCIETA’ SCIENTIFICHE E DEGLI ESPERTI

Le maggiori società scientifiche e professionali nazionali ed internazionali coinvolte nel problema della raccolta, della conservazione e dell’uso del sangue cordonale come fonte di cellule staminali ematopoietiche nei trapianti, e in particolare gli ematologi pediatri con maggiore esperienza di trapianto e conoscenza delle patologie con indicazione al trapianto di staminali in età pediatrica, hanno sempre incoraggiato, da più di 10 anni, la conservazione pubblica del SCO, sia per trapianti solidali, non dedicati (cioè, per chiunque ne abbia bisogno), che per trapianti dedicati a familiari del neonato, su precisa indicazione medica, ma non la conservazione privata per ipotetici trapianti autologhi futuri. Questa posizione è stata costantemente confermata anche negli ultimi 5 anni, sia pure con accenti differenti”.
Ecco alcune delle risoluzioni in materia:

Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa , in base al parere espresso dalla Commissione Europea sul bancaggio del sangue di cordone ombelicale, ha pubblicato le seguenti raccomandazioni:
* le banche di SCO istituite nei Paesi membri dovrebbero accogliere donazioni volontarie e altruistiche e mettere le unità raccolte a disposizione per trapianti allogenici e per la ricerca scientifica correlata;
* gli Stati Membri e i loro servizi di Sanità pubblica non dovrebbero promuovere la  conservazione del SCO per uso autologo, né permettere la costituzione di banche a tale scopo;
* la popolazione deve ricevere informazioni precise su vantaggi e svantaggi delle banche di SCO;
*la possibilità di usare le CSE del proprio cordone ombelicale per una Medicina rigenerativa è del tutto ipotetica, e la ricerca in questo campo ancora in uno stadio molto precoce;
* la legittimità delle banche commerciali di SCO per uso autologo dovrebbe essere messa in discussione poiché vendono un servizio che non ha, ad oggi, alcun uso reale quanto ad opzioni terapeutiche.

Nel 2006, la WMDA (World Marrow Donor Association) ha pubblicato la seguente dichiarazione:

*la WMDA appoggia l’istituzione di banche pubbliche di SCO per donazioni volontarie e altruistiche;
*la possibilità che unità autologhe di SCO vengano usate per trapianto è molto piccola ;
*attualmente non c’è nessuna prova che tali unità potranno essere utilizzate per terapie rigenerative o per curare altre malattie in futuro.

Nel 2007, l’ASBMT (American Society for Blood and Marrow Transpantation) ha dato le seguenti raccomandazioni:
*i genitori in attesa devono essere incoraggiati a donare il SCO dei loro neonati ad una banca pubblica;
*essi devono essere informati che, anche se è possibile acquistare un bancaggio privato del SCO, la probabilità che un SCO conservato per uso personale sia effettivamente utile al loro figlio è estremamente ridotta, e che le conoscenze attuali sulla vitalità a lungo termine del SCO e sulle possibilità di successo del trapianto autologo di SCO sono molto limitate;
*pertanto, la conservazione del SCO per uso personale non è raccomandata;
*il bancaggio familiare (raccolta e conservazione del SCO per un membro della famiglia) è raccomandato quando c’è un figlio con una malattia che può essere trattata con successo col trapianto allogenico.

Obiezioni etico-sociali sulla raccolta e conservazione autologa del SCO sono state formulate da molte associazioni scientifiche e professionali, e da vari comitati etici, in America ed in Europa.

Nel 2009, Kaimall e coll., in base ad un calcolo obiettivo dei costi e dei possibili benefici della conservazione privata del SCO, hanno concluso che tale pratica è utile solamente per le famiglie che hanno un rischio molto alto di avere figli con malattie che necessitano del trapianto di CSE.
E’ utile, e solo in queste famiglie, raccogliere il SCO dai neonati sani e conservarlo per i figli eventualmente malati di malattie da curare col trapianto allogenico di CSE. Per quanto riguarda l’Italia, la raccolta e la conservazione del SCO nelle famiglie a rischio di malattie genetiche con indicazione al trapianto (per esempio, la beta-talassemia e molte altre – vedi pagina donazione dedicata) è prevista e  normalmente attuata nelle banche pubbliche come LEA. Non c’è pertanto alcun motivo per ricorrere da parte dei genitori alle banche private estere a pagamento.

 

———————————————————–

Affrontare la tematica della raccolta ad uso privato da parte di un’associazione che promuove la donazione solidale è un’impresa difficile: riteniamo però sia giusto fornire tutte le informazioni necessarie affinchè i futuri genitori possano effettuare una scelta consapevole. Tale scelta, veramente consapevole se va nella direzione della donazione solidale (e non della raccolta autologa ad uso privato), avviene quando i genitori hanno cercato le informazioni medico – scientifiche presso fonti serie ed accreditate. Infatti i dati relativi alle richieste di counselling per la raccolta autologa, come mostra la mappa nazionale qui sotto, non sono omogenei nel territorio nazionale: nelle regioni dove l’attività di informazione è più marcata, le mamme sensibilizzate e consapevoli avanzano un numero inferiore di richieste per la raccolta autologa ad uso privato. Questo avvalora l’importanza di incrementare l’informazione sulla donazione solidale del sangue cordonale.

ALL’ESTERO E IN ITALIA


Elenco banche private e Immagine Italia con numero di conservazioni autologhe – Presentazione in Formato Microsoft PowerPoint

 

 

LE BANCHE PRIVATE E INTERNET

COME VALUTARE LE OFFERTE DI CONSERVAZIONE AUTOLOGA?

 

Proponiamo pertanto lo studio seguente, effettuato sull’informazione che le banche private mettono nella rete, contenente, tra l’altro, alcuni fondamentali suggerimenti circa le attenzioni che è utile avere prima di rivolgersi ad aziende private a pagamento.

 

I passi in rete per la verifica

  1. Identità del sito/identità della società
    • La grafica anche se perfetta non è un indicatore utile a stabilire se ci si può fidare o meno (le traduzioni solitamente sono perfette)
    • L’organizzazione delle informazioni è fatta da esperti di marketing, come l’uso della terminologia, perciò va prestata grande attenzione
    • Identificare chi cura il sito, quale società
    • Identificare nome di dominio e provider (whois.net)
    • Attenzione all’URL: si tratta di un sito istituzionale?
    • IP Whois: ricerca dettagli tramite IP: tramite questo servizio gratuito si ottengono informazioni che riguardano l’intero blocco/subnet a cui appartiene un determinato indirizzo IP. I dati sono estratti da whois server internazionali che contengono tutte le informazioni disponibili: oltre al nome del provider internet, dell’azienda o del privato sono visualizzati anche i contatti completi di dettagli come telefono, indirizzo, email da contattare,
    • Identificare chi ha registrato il sito e poi effettuare controlli per rintracciare altri siti eventualmente registrati sotto quel nome, società e sedi legali
    • Controllare in Internet Archive la nascita del sito e andare a vedere le versioni precedenti, in particolare quella dell’origine del sito
    • Usare il comando link:URL dei motori di ricerca per identificare “chi” cita quel sito e in quale contesto
  2. Banche Dati Bibliografiche
    • Effettuare ricerca bibliografica con i nomi degli specialisti presenti nel sito in banca dati PubMed per verificarne la reale produttività scientifica.
    • Verificare se vi sono pubblicazioni dell’equipe nella sua interezza.
    • Effettuare ricerche per i nominativi in Google Scholar per capire che tipo di impatto citazionale esiste
    • Usare banche dati specializzate come WoS Web of Science e Scopus per analizzare l’impatto delle pubblicazioni scientitiche degli specialisti responsabili del sito in termini di indicatori bibliometrici ai fini della valutazione scientifica delle pubblicazioni (Impact Factor… o altri indicatori di rilevanza)
    • Attenzione! La ricerca bibliografica deve riferirsi ai nomi dei responsabili del sito, NON a pubblicazioni che il sito pubblicizza nelle news che di fatto esistono ma nulla hanno a che fare con il sito
    • Molte informazioni sulle persone (responsabili, presidenti, amministratori delegati) sono informazioni legate alla privacy, ma se si riescono a ricavare poi è possibile lanciare ricerche in rete per ottenere informazioni su eventuali comportamenti illeciti
  3. Standard di Qualità
    • Controllare se esistono certificazioni visibili nel sito
    • Controllare a quali standard si riferiscono: azioni sul paziente con prelievo autologo e re-infusione di staminali, processi attualmente non riconosciuti dalla medicina ufficiale per mancanza di prove di efficacia
    • Controllare ubicazione e sedi, in particolare per i centri di medicina rigenerativa controllare se sono ospitati in qualche ospedale, controllare la sede legale, città/paese, eventuali società correlate, numeri di telefono…

 

DA UNA PRIMA LETTURA DEI SITI DI BANCHE PRIVATE EMERGONO UNA SERIE DI CRITICITA’ ALLE QUALI E’ UTILE PRESTARE ATTENZIONE:

 

1. Quasi sempre si tratta di società esclusivamente commerciali, spesso a responsabilità limitata, fate attenzione alla sede legale

 

2. Non sempre si tratta di laboratori o istituti di ricerca

 

3. Spesso non è chiaro se esiste certificazione o quali sono gli standard adottati

 

4. Laddove si dichiara una conformità a qualche certificazione, questa non viene pubblicata

 

5. Si tratta spesso di società commerciali che si appoggiano ad altre società per la crioconservazione, con sede in altri paesi (Belgio, Olanda, ecc.). Non sempre questa informazione è resa nota sul sito, complicando il quadro contrattuale

 

6. Non sempre la società che conserva è a sua volta certificata

 

7. Il sito spesso presenta foto di edifici e strutture, ma a quale struttura reale si riferiscono le foto? A quelle del laboratorio che conserva o a quelle della società?

 

8. La struttura è sempre certificata? Sede, edificio? Il sito non sempre lo rende noto

 

9. L’intermediazione tra genitori e società commerciale è lasciata al libero arbitrio

 

10. Spesso si sottoscrive un contratto con una società diversa da quella che conserva le cellule

 

DA UNA SECONDA LETTURA DEI SITI EMERGONO ALTRI PUNTI DI CRITICITA’:

 

a. Dubbi sulle tecniche di conservazione: a volte si propone una conservazione per 30 anni, non supportata da alcuna evidenza scientifica

 

b. Dubbi sulla modalità di raccolta del campione: le procedure sono sterili? Chi garantisce la sicurezza biologica dei campioni di cellule conservate?

 

c. Talvolta le analisi sul sangue cordonale vengono effettuate presso altri laboratori, quindi la valutazione sull’opportunità di conservare il campione prelevato o su eventuale contaminazione può emergere alcune settimane dopo il congelamento

 

d. Sui siti si linkano articoli su recenti scoperte mediche di prestigiosi autori che però nulla hanno a che fare con la banca privata (si tratta spesso di news tematiche che possono trarre in inganno)

 

e. Sulle home page spesso si citano i benefici di una conservazione autologa per cure future a malattie croniche attuali, usando termini come “sarà possibile”… e prospettando terapie oggi non ancora testate o approvate a livello scientifico.

 

(Tale ricerca è stata realizzata da Antonella De Robbio, specialista dell’informazione di rete – AIB Associazione Italiana Biblioteche e AIDA Associazione Italiana Documentazione Avanzata, alla quale va il nostro ringraziamento)

 

E I RISULTATI:

E’ sempre necessario ricordare che delle oltre 60.000 raccolteprivate esportate dall’Italia a partire dai primi anni 2000, nessuna è rientrata per essere trapiantata al bambino donatore o a un suo familiare.

 

Va invece sottolineato inoltre che delle 30.000 unità di sangue cordonale donate dalle mamme italiane a scopo solidale ne sono state utilizzate oltre 1.000 per trapiantare pazienti italiani ed stranieri.

 

 

Comments are closed.